Piccole Donne VI

La signora March volle raccontare una storia parlante di quattro ragazze che avevano tutto, ma volevano sempre altro senza considerare tutto ciò che avevano già. Un giorno le quattro ragazze incontrarono una vecchietta la quale disse loro di non pensare alle cose nuove ma solo a quelle che già possiedono. Così le quattro sorelle si sentirono offese che la mamma abbia usato una ramanzina sottoforma di storia. Jo volle andare fuori per spalare una piccola strada sulla quale, Beth e le sue bambole potessero camminare. Casa March e casa Laurence erano divise solo da una siepe: da una parte si scorgeva una casa grigia che d’estate è ricoperta dai rami di vite; dall’altra un’abitazione che evidenziava il lusso dei proprietari, c’erano le stalle, i giardini ben curati e una serra adeguatamente riscaldata. Però il luogo sembrava privo di vita umana: poche persone entravano od uscivano, e Jo iniziò a pensare che i signori Laurence si fossero trasferiti. Ma un giorno vide il viso il ragazzo affacciato timidamente alla finestra guardare Amy e Beth giocare nel giardino. Un giorno, Jo decise di incontrare il ragazzo visto che il nonno non c’era. La ragazza prese una palla di neve e la lanciò contro la finestra attirando l’attenzione del nipote del Signor Laurence. Jo riuscì a convincere il ragazzo a fargli visita e il maggiordomo si precipitò nella camera di Lauri dicendogli che una signorina si era presentata alla loro porta. La ragazza si presentò con un piatto contenente un dolce fatto da Meg e i gatti di Beth che potrebbero fargli più compagnia. 

Piccole Donne V

Il giorno dopo, Meg ritornò a lavorare come istruttrice, anche se questo non le andò molto a genio; mentre Jo doveva stare con sua zia. Jo disse a sua sorella che non dovevano pensare al lato negativo e che sua zia si sarebbe abituata all’idea. Ogni ragazza era presa dalla scontentezza: a Beth era scoppiata un’emicranea cercava di trovare consolazione con la sua gatta; Amy era sconsolata, perché non aveva studiato nelle vacanze invernali. Nel frattempo, la signora March tentava di scrivere un lettera in tutto al chaos. Jo non potè trattenersi dall’urlare che la sua famiglia era la  chiassosa al mondo; mentre Meg minaccio Beth di lanciare i suoi gatti giù dalla finestra, poiché uno di loro si era aggrappata alla schiena di Meg. La ragazza e Jo riuscirono a svicolare da tutto quel chiasso. Jo disse che se la madre avesse agitato invece di mandare un bacio a loro, sarebbe stato apprezzato di più, poiché le sorelle, secondo Jo, erano quattro screanzate. Meg disse alla sorella di non usare quei termini e Jo replicò che a lei piacevano quelle espressioni. Meg disse a Jo che lei non era una screanzata e tanto meno una ragazzaccia. Poi Jo si dalla zia, nella cui casa c’era una grande libreria, appartenuta a suo marito, lo zio March. Quando Jo era dalla zia approfittava delle sue distrazioni per andare nella libreria, che era a giudizio di Jo, l’Eden. Quando la zia finiva con le distrazioni chiamava la ragazza, e lasciava la sua storia nel momento cruciale. Meg lavorava come insegnante privata: la ragazza doveva infatti educare i bambini che abitavano in quella casa. Beth era molto timida e non poteva andare a scuola: ci aveva già provato quando era più piccola, ma aveva sofferto molto. Così la ragazza si ritrovò a studiare a casa, sotto le lezioni del padre, a suonare il vecchio pianoforte, che aveva bagnato completamente di lacrime, e a prendersi cura le vecchie bambole delle sorelle. Aveva infatti un grande affetto per quelle bambole. Amy invece, nella sua vita, era sempre stata tormentata dal suo naso. Infatti, quando la ragazzina era piccola, Jo l’aveva fatta inavvertitamente cadere del camino, schiacciandole il naso. alla ragazzina piaceva molto la pittura:  di fatto a scuola veniva sempre sgridata perché, al posto dei numeri disegnava animali sulla lavagna. Però fra i suoi amici era molto popolare.

 

                                                                       

Piccole Donne IV

Meg si cominciò a domandare dove fosse finita Jo, e la trovò in soffitta nel suo nascondiglio per dirle che la signora Gardiner ha invitato entrambe le ragazze al suo ballo serale. Così le ragazze iniziarono a chiedersi cosa dovevano mettersi anche se avevano solo un vestito, quello che indossavano ogni giorno. Meg quando prese i suoi guanti, si rese conto di non poter andare alla festa perché erano sudici; ma la sorella trovò una soluzione ovvero Jo scambiasse uno dei suoi guanti con uno di quelli di Meg così entrambe avevano un guanto pulito e un guanto sudicio. La famiglia si commosse di questo gesto e augurarono alle ragazze di divertirsi.

Piccole Donne III

La recita iniziò con un oscuro bosco nel quale viveva una strega Agar. Ugo si recò da ella  per chiederle due pozioni mortali, e lei gliele dette ma lo maledì anche per il torto fatto ad un parente della strega. Una volta arrivato da Roderigo, Ugo lo fa imprigionare nelle segrete e disse ad un servo di portare due bicchieri di vino nei quali Ugo aveva messo il veleno al prigioniere ma Agar lesta scambiò i due bicchieri con altri e depose quelli scambiati su un tavolino. Il contadino, tutto contento iniziò a cantare e per festeggiare bevve per errore il vino in cui aveva messo il veleno. Inizialmente Ugo si sentì stordito e giacque a terra e dopo un po’ Ugo crepò. Roderigo una volta libero, chiese a Don Pedro la mano di sua figlia, Zara. Ma il re non fu d’accordo perché il ragazzo era povero. Per caso egli trovò una lettera lascatagli da Agar nella quale c’era scritto che gli aveva lasciato tutti i suoi beni e cioè due sacchi pieni di monete d’oro. Così una volta fatta leggere anche a Don Pedro, Zara e Roderigo poterono finalmente sposarsi.

Piccole Donne II

Mentre le ragazze continuavano a provare le loro recita, si complimentarono con Jo per lo spettacolo da lei scritto, dicendo che era una seconda Shakespeare. Quando venne la signora March, la donna aveva una sorpresa per le quattro sorelle: una lettera del padre. In questa lettera l’uomo spiga che è vivo e che quanto gli mancano le sue figlie. Le ragazze, commosse dalle parole del padre, decisero di dare il loro meglio in tutto quello che faranno in modo che il padre possa essere orgoglioso di loro.

Piccole Donne I

Le tre sorelle litigano fra di loro per la vita che fanno. Meg la sorella maggiore si lamenta che deve istruire dei sbarbatelli  mentre le altre non vanno a scuola, le altre per ulteriori motivi. Così Beth intervenne dicendo che non dovevano lamentarsi perché  altre persone erano più mal ridotte di loro quattro. Così calmata l’agitazione delle ragazze, decisero di allenarsi per la recita di Natale nella quale Jo era il contadino Ugo e Amy era la ragazza da salvare. Così quando sentirono la madre arrivare uscirono con una scusa dicendo di voler andar a comprare qualcosa per loro, in realtà volevano comprare oggetti che piacevano alla loro madre. 

La Gabbianella e il Gatto VI-VII-VIII Parte 2

Diderot e Zorba convinsero Fifì che era un gabbiano e che i gabbiani dovevano volare, così tutti i gatti del porto cercarono di far imparare a volare a Fortunata ma invano. Ci provò una volta dietro l’altra ma niente così Zorba cercò di consolarla leccandole la testa ma questo non servì a farle imparare il volo ma lei cambiò idea riguardo al volare, così Zorba le ricordò due motivi perché gli venisse voglia di volare: il primo era che vedendo tre gabbiani fluttuare nel cielo, Fifì spiegò le ali senza accorgersene; il secondo era che mentre erano persi in una tempesta, Sopravento iniziò a raccontare una storia e se il timoniere non vedeva lo stormo di gabbiani che volavano al porto non si sarebbero salvati. Così, alla gabbianella, le ritornò il buon umore e tentò e ritentò ma sempre fallì. Così Zorba capì che loro gatti non potevano aiutare Fortunata mentre un umano si così il gatto decise di infrangere il divieto di parlare con gli umani ma l’unico problema era capire di quale umano si potevano fidare.

La Gabbianella e il Gatto IV-V Parte 2

Zorba si recò al Bazar di Harry nel quale decisero di far vivere li il pulcino. Mentre discutevano sul nome e sul sesso del pulcino, i topi rapirono quest’ultimo scappando per i tubi. Così Zorba con uno scatto fulmineo raggiunse il topo e chiese di avere udienza con Grande Topo, il ratto accettò e disse che quando voleva entrare nelle fogne l’avrebbe guidato. Seguendo la strada indicatagli dal sorcio, il Gatto minacciò il capo dei ratti dicendogli di non tentar più di mangiare la gabbianella. Grande topo accettò ma in cambio volle campo libero nel cortile, Zorba acconsentì e se ne andò. Tornato al porto Zorba vide Sopravento all’orizzonte. Così vedendo le zampe, le piume e il becco capì immediatamente che era una femmina. Così decisero di chiamarla “Fortunata” perché era stata una fortuna essere accuditi da dei gatti che non la vollero mangiare.

La Gabbianella e il Gatto I-II-III Parte 2

Zorba per molti giorni tenne l’uovo al sicuro e al caldo ma non vedeva avanzamenti nella schiusa. Cercò di metterlo contro luce, ma niente; tento di provare ad ascoltare con un orecchio ciò che succedeva all’interno dell’uovo, ma ancora nessun risultato. Ogni sera i suoi amici venivano a controllare la situazione dell’uovo, e ogni mattina veniva l’amico di famiglia a dargli da mangiare e a pulire, anche se ogni volta che veniva, Zorba doveva nascondere l’uovo perché pensava che il gatto voleva mangiarlo. Ma un giorno sentì dei ticchettii provenire dall’uovo, e dopo la spaccatura nasce un pulcino di gabbiano, che riconobbe Zorba come la madre e che naturalmente lui doveva dargli da mangiare. Così il gatti corse in cucina a prendere una mela, ma il piccolo non la volle, poi si ricordo che gli uccelli mangiano gli insetti così prese tutte le mosche che trovò e le diede al gabbiano. I veri problemi iniziarono il secondo giorno quando due gatti tentarono di rapire il pulcino, ma Zorba squarciando i peli e le orecchie dei gatti riuscì a salvare il cucciolo.

La Gabbianella e il Gatto Capitolo VII-VIII-IX

Arrivati da Diderot, Zorba e gli altri, videro che il gatto aveva l’espressione sconvolta perché i topi avevano mangiato la cartina del Madagascar. Zorba replico che non c’era tempo per questo e che dovevano consultare l’enciclopedia per scoprire come levare le macchie di petrolio da un gabbiano. Così Diderot cerca sull’enciclopedia tutto ciò che c’era scritto riguardante la lettera G e P, ma non trovò nulla. E, mentre Colonello continuava a sbagliare le parole, Diderot trovo la soluzione ovvero cercò nella lettera S come “Smacchiatore” e trovò ch per togliere le macchie di petrolio serve della benzina. Così arrivati dall’benzinaio Diderot intinse la coda nel container della benzina e la portarono a Kengah, ma purtroppo era troppo tardi. Superando il disgusto, Zorba e i gatti le misero le ali sul corpo e scoprirono che la gabbiana era riuscita a fare l’uovo e così il Gatto dal petto nero confesso ai suoi amici che aveva promesso di prendersi cura dell’uovo, ma non saveva da dove iniziare. Così Diderot cercò di trovare come accudire l’uovo intanto bisognava solo tenerlo al caldo. Al calar del Sole, Zorba, Colonello e gli altri si riunirono ai piedi dell’ippocastano per processare Kengah. Al sentire i lamenti dei gatti anche gli altri iniziarono a miagolare e successivamente si unirono a loro anche i cani e la scimmi Mattia. Quella notte la tristezza si era impossessata di tutti gli animali della città.